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    Tra Ville, Castelli e Cultura

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La sfida ai secoli

Le terre di Sant’Ippolito erano abitate fin dalla preistoria e, in epoca romana, una grande “villa rustica” si trovava nella zona di Pian di Rose. il primo insediamento risale ai secoli V o VI, quando a causa delle scorrerie di tribù “barbariche”nella valle del Metauro gli abitanti della zona di Forum Sempronii si rifugiarono sulle colline circostanti portando le reliquie del Santo Martire.
Sant’Ippolito fu per oltre cento anni sotto il dominio dei Malatesta, poi divenne parte del Ducato di Urbino. 
Nei primi anni del 1600 passò sotto lo Stato della Chiesa fino al 1860, quando entrò a far parte del Regno d’Italia.

Il Paese degli Scalpellini

Il Paese degli Scalpellini

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Museo a cielo aperto

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Tre Castelli ed una Villa

Tre Castelli ed una Villa

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Il Paese degli Scalpellini

“Alla dimenticanza, a cui gli abitanti di Sant’Ippolito sarebbero stati inevitabilmente condannati dalla piccolezza del luogo, essi sfuggirono col darsi fino da remota età al lavorìo delle pietre”.
Le parole di Augusto Vernarecci, nel 1900, sintetizzano le ragioni della notorietà assicurata a Sant’Ippolito per oltre 6 secoli dai suoi valenti scalpellini e marmorini.
Già nei primi decenni del XIV secolo un abile scalpellino, Aimonetto da Sant’Ippolito, fece un avventuroso viaggio di oltre ottocento chilometri per lavorare presso il Palazzo dei Papi di Avignone.
Un paio di secoli più tardi, nella seconda metà del ‘500, i duchi di Urbino, Guidobaldo II e Francesco Maria II della Rovere, salvarono la vita a cinque artisti di Sant’Ippolito, condannati a morte, perché realizzassero l’altare e le decorazioni in pietra della Cappella da loro voluta nella Basilica della Santa Casa di Loreto.
Dopo il XVII secolo gli scalpellini seppero adeguarsi alle nuove esigenze, diventando in breve maestri nell’impiallacciatura dei marmi. Nel 1770 Gianandrea Ascani, stimato scalpellino-marmorino di Sant’Ippolito, in una lettera al noto pittore pesarese Lazzarini poteva affermare “le mie opere le decantano per tutta la Marca e in moltissime altre città”. Nella stessa stessa missiva Ascani ricordava che “da circa 18 anni sono in mia bottega di continuo 35 uomini”.

Museo a Cielo Aperto

Grazie al plurisecolare lavoro degli scalpellini il centro storico di Sant’Ippolito è un museo a cielo aperto dell’arte della pietra. Palazzi, case ed edifici religiosi formano un itinerario fatto di portali, decorazioni, immagini sacre e profane.

Tappe principali il Palazzo Comunale (XVIII sec.), Palazzo Guerra (XVII sec.) con ricche ed originali decorazioni e la Chiesa di San Giuseppe al Castello (XIV-XVII sec.).

Accanto al lavoro degli antichi artisti, in tutto il territorio comunale, si trovano le opere contemporanee realizzate in occasione di Scolpire in Piazza residenza artistica internazionale dedicata alla scultura su pietra.

Tre Castelli ed una Villa

Allungando lo sguardo dalle mura del castello di Sant’Ippolito, si possono individuare altri due suggestivi borghi murati del territorio comunale.
A Reforzate si entra al castello attraverso un’antica porta, sormontata dall’aquila feltresca. Fra i vicoli svetta la mole di Palazzo Michelangeli, con il grande portale ad arco, e di fronte la piccola chiesa di San Pietro (XVIII sec.) con una statua del Santo in arenaria (sec. XV-XVI) e un’oliera in pietra bianca del XVI sec.
Sorbolongo è uno spettacolare balcone sulla Valle del Metauro, con vicoli, scalinate e piazzette che conservano l’impianto medioevale. L’antico Palazzo Comunale è sormontato da una torre campanaria in metallo. Nella Chiesa di San Michele Arcangelo, con portale in pietra ed elegante stemma in arenaria, c’è un’imponente scultura in gesso con San Michele nell’atto di uccidere il demonio e un’oliera in arenaria (XV sec.) di Domenico Rosselli.
Nella campagna di Pian di Rose lo splendido complesso della Palazzina Sabatelli (XVII sec.) è una casa-torre-colombaia con un elegante loggiato ed interni riccamente decorati. Di fronte la semplice ed aggraziata cappella gentilizia. Oggi è centro turistico e ristorante.

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